Esistono vini che hanno la capacità di raccontarti un posto senza che tu ci sia mai stato. Il Fiano di Avellino è uno di quelli. Chiudi gli occhi, annusi il bicchiere, e sei già in Irpinia.
C’è qualcosa di quasi commovente nel Fiano di Avellino. Un vino bianco che profuma di pesca matura, di fiori bianchi che stanno per cadere, di mandorla fresca — quella mandorla campana che sa di sole e di terra calcarea allo stesso tempo. Non è un profumo che si dimentica facilmente.
L’Irpinia è una terra dura, bella in modo severo, con colline che sembrano sempre sul punto di cedere sotto il peso dell’estate. Ed è proprio questa durezza che si ritrova nel vino: una mineralità secca, quasi tagliente, che bilancia la morbidezza del frutto e tiene tutto insieme con eleganza.
Un vitigno antico con una memoria lunga
Il Fiano è uno dei vitigni più antichi della Campania. I romani lo chiamavano Vitis Apiana — la vigna delle api — perché le api ne erano ghiotte quasi quanto gli uomini. Duemila anni di storia in un bicchiere non sono pochi, e si sentono.
La DOCG arriva nel 2003, ma il riconoscimento del territorio viene da molto prima. I comuni intorno ad Avellino — Lapio, Montefalcione, Sant’Angelo all’Esca — producono espressioni diverse dello stesso vitigno, ognuna con un carattere preciso che chi ama il vino impara a riconoscere nel tempo.
Come si beve il Fiano
Freddo, ma non troppo: tra i dieci e i dodici gradi è la temperatura giusta per aprirlo. Troppo freddo e i profumi si chiudono, si nascondono come se avessero paura. Lasciatelo riposare dieci minuti nel bicchiere prima di portarlo alla bocca.
Gli abbinamenti naturali sono il pesce — soprattutto quello azzurro del Tirreno, le alici di Cetara, il baccalà mantecato — ma il Fiano regge bene anche formaggi freschi e paste con sughi a base di verdure. Un risotto ai funghi porcini, se volete andare in una direzione inaspettata che però funziona.
Le versioni più strutturate, quelle che hanno passato qualche mese in bottiglia, sviluppano con il tempo note di miele, di cera d’api, di noce. Un Fiano di quattro o cinque anni da un buon produttore è una esperienza che vale il prezzo del viaggio in Irpinia per comprarlo direttamente alla cantina.
Consiglio Adgustum — Cercate i Fiano dei piccoli produttori delle colline tra Lapio e Montefalcione. I grandi nomi sono ottimi, ma è nelle cantine piccole che si trovano le bottiglie che vi cambiano l’idea del vino bianco campano.
